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L’esperienza interiore Thomas Merton San Paolo 2005 Di sicuro la pubblicazione di quest’opera, da parte dell’editrice San Paolo è molto importante per due motivi: il primo è che è la prima traduzione dell’edizione completa di The Inner Experience; il secondo è che tale opera non era stata pubblicata in vita dallo stesso Thomas Merton. Il testo, che Merton non diede mai alle stampe, nasce nelle mani dello stesso autore come la revisione di un’opera che lui stesso aveva scritto all’inizio con mero intento descrittivo: What is Contemplation, a suo tempo tradotta in italiano dalla casa editrice Morcelliana. Quella che doveva essere solo una revisione si è poi trasformata, nelle mani del monaco cistercense, in una vera e propria altra opera. La prima volte che tale testo vede la luce attraverso le stampe, peraltro non integralmente, è grazie al confratello ed amico di Merton, Patrick Hart che lo pubblica, in varie parti, sulla rivista Cistercian Studies (vol. XVIII, selected end edited by Patrick Hart, 1983). Per la precisione si tratta di otto parti ce però, come su detto, non riproducono integralmente il testo lasciato, peraltro senza ultima revisione, dallo stesso Merton. Nel 1992, le otto parti selezionate e pubblicate da Hart confluiscono in un’altra pubblicazione, Thomas Merton: Spiritual Master, a cura di L. S. Cunningham. In Italia, tale testo viene tradotto dalla casa editrice Qiqajon con il titolo La contemplazione cristiana. Infine, bisogna attendere il 2003 per vedere pubblicato il testo integrale di The Inner Experience, dalla Harper di San Francisco. Così nel 2005, finalmente si ha la traduzione di quest’edizione completa da parte della San Paolo, con il titolo L’esperienza interiore. La cosa molto interessante è che in quest’edizione, che riporduce fedelmente quella americana, anche se non rispetta completamente la scansione dei capitoli, sono compresi alcuni interventi che Merton scrisse e che dopo pensò di far confluire in quest’opera, quale, per esempio, quello sulle nevrosi nella vita monastica. Cosa però è davvero interessante di questo testo? In poche righe vorrei delineare quelli che credo siano i punti fondamentali: 1) il risveglio; 2) true self – false self; 3) contemplazione/azione. Tali punti, per necessità di esposizione separati, in realtà identificano tre direttive che si intersecano continuamente senza mai smettere di convergere verso lo stesso punto. Il primo punto riguarda un momento estremamente importante nella vita interiore, che Merton tratta ponendo a confronto la tradizione orientale e quella cristiana, sottolineando, proprio a partire dalla prima, il punto in cui l’uomo si risveglia alla "vera" vita, scorgendo come ciò che aveva sempre considerato fondamentale perde di botto valore per lasciare posto alla realtà che ora si va manifestando nella sua pienezza: quella spirituale. Il secondo punto riguarda ciò che si risveglia: il momento del risveglio rappresenta il farsi sentire di quella realtà che autenticamente mi costituisce, il mio vero io, quello spirituale che non è affatto slegato dalla nostra corporeità ma rappresenta la sola nostra possibilità di vedere la realtà nella sua verità e nella nostra ineludibile connessione con ogni altro uomo. In tal modo Merton va a porre il proprio autentico io sempre e solo nella dimensione dialogica costituente la relazione Dio-uomo e, conseguentemente, quella uomo-uomo. L’ultimo punto non esiste senza questi primi due e allo stesso tempo li fonda, trattando della modalità di relazione tra uomo e Dio, quindi della voce dell’io più autentico dell’uomo, il quale trova nella sua relazione fondante con Dio, la stessa possibilità della relazione con ogni altro uomo. In tal modo la contemplazione viene posta da Merton non più solo come categoria religiosa bensì come categoria antropologica. Questo sta ad indicare che la contemplazione non è più chiusura in sé bensì continuo relazionarsi, dinamica inarrestabile dell’esistenza che svela ad ogni momento il suo volto attivo. Il contemplativo non è l’uomo fermo in preghiera ma è l’uomo che si muove pregando e contemplando vede la realtà e non può fare a meno di essere attivo in essa, qualunque sia la sua posizione sociale, chiuso o meno in una cella. Di sicuro, il testo di Merton analizza ciò che è stato detto in maniera molto più chiara e profonda, mostrando esempi della tradizione e pensiero dell’autore che vanno stagliandosi nella stessa tradizione come note di un’armonia che da sempre attraverso l’autentica esistenza consapevole di sé. È una lettura interessante, accattivante, di sicuro di un fascino non comune. - Dott. Stefano Santasilia |